Il volo degli uccelli

Teatro di Sacco ha partecipato, all’inizio del 2016, al bando Migrarti, promosso dal MiBACT ed è risultato tra i vincitori. Migrarti vuole creare le condizioni per far conoscere le culture di provenienza dei nuovi italiani, con un’attenzione particolare alle seconde generazioni.

Nell’ambito del laboratorio teatrale interculturale Ya Salam Teatro di Sacco ha realizzato l’evento finale “Il volo degli uccelli”. Il titolo del lavoro svolto durante i 3 mesi di laboratorio teatrale (aprile- giugno 2016) è liberamente ispirato a “Il verbo degli uccelli”, poema di Farīd ad-dīn ʻAṭṭār.

La rappresentazione si terrà il 30 giugno p.v. alle ore 21.30 in Sala Cutu (P.zza G. Bruno 9 – Pg) e in replica il 4 luglio p.v. (stessa ora e luogo), lingresso è gratuito.

Si tratta di un interessante, intenso e faticoso lavoro realizzato da Roberto Biselli con un gruppo di 10 ragazzi italiani, musulmani di seconda generazione. Singolare il fatto che l’esperienza teatrale abbia fatto conoscere agli allievi un testo che ignoravano, seppur così vicino alle loro radici.

L’evento di restituzione racconta che tutti gli uccelli del mondo si radunano per decidere chi sarà il loro re. L’upupa, che è il più saggio fra loro, li convince ad intraprendere la ricerca del leggendario Simurgh, un uccello della mitologia persiana che corrisponde all’incirca alla Fenice della mitologia occidentale.

Si tratta di un’allegoria, nella quale la ricerca del Simurgh rappresenta la ricerca di Dio, ma non solo. L’upupa rappresenta un maestro Sufi, e ognuno degli altri uccelli rappresenta un vizio umano che ostacola il raggiungimento dell’illuminazione spirituale.

La metafora degli uccelli, quindi, non è altro che la condizione umana che vive ciascuno di noi che, preso e guidato egoisticamente dai propri interessi, crea comode maschere per raggiungere la propria res privata. Soltanto quando si deciderà di viaggiare assieme, alla ricerca della vera concordia e dell’armoniosa coesione, si potrà raggiungere il Simurgh, cioè la stabilità, la pace.

Il testo induce ad un percorso complesso, ad un viaggio interiore, per scoprire che il proprio modello di relazione con il mondo non sempre è adeguato e quindi, da qui, la spinta al superamento dei propri limiti e chiusure per riscoprire la dimensione umana e quella spirituale, che sono il filo conduttore verso una buona convivenza civile.

La storia narrata e rappresentata è simbolica ma “ci appartiene” dicono gli allievi. Il laboratorio svolto ha arricchito molto sia i partecipanti che il docente.Tutti hanno lavorato, infatti, in maniera complementare al fine di “aprire le ali” e staccarsi dalla visione univoca del mondo così da accorciare le distanze stabilendo un contatto autentico e di gran rispetto reciproco.

Info & prenotazioni 320.6236109 (ore 10.00-13.00  e 16.00-18.00)

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